Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall’alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi.

Gabriel Garcia Marquez

Innanzitutto occorre dire che le competenze Regionali sull’integrazione e l’immigrazione non sono piene. Le nostre proposte tuttavia tengono conto sia del livello locale sia di una linea di indirizzo più ampia che ci auspichiamo possa essere realizzata.

-  Immigrazione clandestina:

L’immigrato clandestino arriva in Italia alla ricerca di una condizione economica migliore del paese di provenienza. Rimpatriarli senza nessun progetto lungimirante non risolve di certo il problema. Se la causa dell’immigrazione è una mancanza di lavoro e di benessere economico, bisogna lavorare su essa per arginare tale fenomeno (NdR: a Bruxelles, Luigi De Magistris, il nostro europarlamentare, ha parlato proprio di queste azioni… per fortuna!)

-  Immigrazione residente:

Il problema dell’integrazione di comunità stranieri presente nel territorio italiano va affrontato nel rispetto democratico delle libertà individuali e nel rispetto della nostra Costituzione la quale con gli art.3, 8, 19 ribadisce la pari dignità sociale e la libertà di culto per ogni individuo. Il problema va affrontato urgentemente per evitare forme di pregiudizio, intolleranza e razzismo con un modello di politica di integrazione che faccia esperienza delle applicazioni a livello europeo ( modello francese, inglese, ecc.).

- Lo straniero deve frequentare un corso di lingua e un corso sull’educazione civica e usi/costumi del paese di accoglienza per comprendere i suoi diritti ma anche doveri e soprattutto la storia e la cultura dei suoi coabitanti.

- Accordi di intesa con la varie comunità straniere (quindi le comunità straniere devono democraticamente trovare un interlocutore che le rappresenti). Gli accordi di intesa devono regolare e colmare quelle lacune legislative per redigere i rapporti tra stranieri – comunità ospitante nelle varie sfere della vita personale e pubblica. Gli accordi di intesa devono regolamentare la celebrazione dei matrimoni, la sepoltura, vagliare gli organi di formazione degli esercenti del culto, conferire la possibilità di avvalersi nelle caserme, ospedali, carceri dell’assistenza spirituale in base alla propria fede, garantire di potersi assentare dai luoghi di lavoro e di studio per festeggiare le proprie feste religiose,ecc. Riassumendo la Regione deve garantire la libertà di esprimere la propria cultura e le proprie tradizioni nel momento in cui lo straniero ( o a volte anche l’italiano!) paga le tasse e lavora in regola nel Paese.

- Promuovere attività, eventi, progetti scolastici di conoscenza dell’Altro. Ad esempio promuovere nelle mense scolastiche delle “Giornate dedicate” in cui viene valorizzata e spiegata ai  bambini la cultura di una determinata comunità sia attraverso gastronomia, quindi con un menù tipico, sia spiegando usi e costumi di quella comunità.

- Promuovere una “Settimana dell’Integrazione” nel Piemonte in cui, anche qui, attraverso la gastronomia si imparerebbe a comprendere la cultura dell’altro con momenti di approfondimento e di spettacolo che valorizzino gli usi e costumi di ogni cultura.

- Presenza della Regione nei CPT attraverso progetti che permettano la sostenibilità di quel regime detentivo e che tutelino la qualità della vita e della dignità del clandestino recluso per mesi, lasciato ad attendere nell’ozio più totale.

Anche se non è di competenza Regionale crediamo inoltre che sia giusto dare la cittadinanza italiana dopo 5 anni di residenza e alla nascita per i figli di stranieri. Contestualmente garantire anche il voto alle amministrative dopo  5 anni di residenza.