Diritti Civili

“L’omosessualità è una variante naturale del comportamento umano“, così afferma l’OMS dal 17 Maggio del 1991. Così come non c’è alcuna differenza tra una persona dai capelli rossi ed una dai capelli neri, non c’è tra una persona eterosessuale, gay, lesbica, bisex o transgender (GLBT). La diversità di orientamento sessuale non significa differenza di valore e capacità della persona. Vogliamo che sia garantita l’eguaglianza di diritti, di tutele, di inclusione lavorativa e sociale per ogni cittadino e cittadina, indipendentemente dal suo orientamento sessuale e di identità di genere. Per rendere possibile un tale cambiamento culturale crediamo che la Regione debba assumere un ruolo guida di coordinamento, promozione e monitoraggio. Crediamo altresì che questo ruolo non debba fermarsi allo studio del fenomeno ma debba sfociare in risposte concrete, in progetti di intervento.
Spesso siamo abituati a pensare che il livello di apertura nei confronti dei differenti orientamenti sessuali e di genere sia uguale su tutto il territorio regionale, ad un livello simile a quello presente in Torino città, purtroppo non è così!
Proponiamo l’istituzione di un osservatorio regionale sulle discriminazioni di orientamento sessuale e di identità di genere quale organismo permanente di proposizione e di consultazione della Regione Piemonte sulla condizione della comunità GLBT. Tale organo, nelle nostre intenzioni, sarebbe presieduto dall’Assessore alle politiche sociali o da un suo delegato e sarebbe composta da rappresentanti dell’associazionismo, gruppi studenteschi, istituzioni scolastiche, universitarie, organizzazioni sindacali e di categoria, movimenti politici giovanili e gruppi consiliari regionali, rappresentanza della società civile.
Occorre infatti che la politica e l’amministrazione regionale recepiscano questa esigenza come prioritaria in vista di un piano di prevenzione e formazione efficace. Attraverso questo strumento regionale pensiamo sarebbe importante prevedere come obbligatoria la formazione di almeno un docente per ogni istituto scolastico nei riguardi dell’omofobia, della transfobia e più in generale circa una educazione alle sessualità. In questo modo sarebbe possibile la presenza di personale qualificato nei luoghi in cui i ragazzi si formano ed in cui possono aver bisogno di informazioni e di aiuto. Medesimo discorso per i luoghi di lavoro.
E’ importante che le associazioni che da anni si occupano di queste tematiche sul territorio abbiano una sede o uno spazio di incontro unico e ben identificato sia per promuovere l’aggregazione sia per conservarne meglio la memoria storica.
La Regione deve promuovere manifestazioni pubbliche come quella del Pride ma deve anche parteciparvi come chiaro simbolo di condivisione e vicinanza a questi temi.
Crediamo sia importante che l’Italia dei Valori recepisca queste nostre proposte facendole sue.
Proponiamo anche un registro regionale per le unioni civili.
Proponiamo una modifica dello Statuto Regionale, come già fatto in Toscana, per riconoscere a pieno titolo le forme di convivenza, estendendo tutti i diritti riconosciuti dalla Regione alle famiglie.
Vorremmo una proposta di legge di iniziativa regionale, rivolta al parlamento nazionale, per l’introduzione nel nostro ordinamento di una legislazione che disciplini le unioni civili.
Il tema della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, che certamente riguarda tutti senza distinzione di orientamento sessuale, va portato all’attenzione degli studenti di tutti gli istituti scolastici. Si potrebbe prevedere la distribuzione controllata e gratuita di preservativi, dental dam e femidom nelle scuole attraverso un contributo regionale.
