Negli ultimi 30 anni si è avuto nel nostro Paese, caso unico in Europa, un posticipo di tutte le tappe della transizione allo stato adulto, determinando così una più lunga permanenza nelle famiglie d’origine delle nuove generazioni. Questo è forse uno dei mali principali perché quando non si pensa più a garantire benessere e serenità alle nuove generazioni significa che non c’è più una idea di futuro, di sviluppo, di crescita. E’ così che muore un Paese.

Volendo evitare di annoverare tra le cause principali di tale fenomeno un radicato “mammismo” dei giovani, è più sensato prendere atto che l’alto livello di disoccupazione giovanile, i bassi redditi, la precarietà occupazionale, la scarsa protezione sociale, il difficile accesso al credito e le caratteristiche del mercato degli affitti rendono oggettivamente proibitiva, per molti, l’idea di acquistare una casa, formare una famiglia, programmare il proprio futuro.

In questi ultimi anni noi giovani abbiamo perso diritti e tutele elementari, conquistate durante decenni di lotta dai nostri nonni e genitori. Ci siamo abituati a considerare il lavoro non più come un diritto ma quasi come un favore ricevuto, anche se sottopagato. La formazione scolastica pubblica vede costantemente ridotti i propri fondi a vantaggio di quella privata e le competenze possedute da un giovane spesso non incontrano le esigenze delle imprese e del mercato del lavoro, determinandone così l’esclusione. Studiamo una vita e siamo poi costretti ad emigrare in altri Paesi oppure adeguarci a lavori molto diversi da ciò per cui ci siamo preparati.

Siamo la prima generazione a stare peggio di quella precedente eppure siamo praticamente assenti dalle istituzioni e dai luoghi decisionali, come del resto gran parte degli under 40. Occorre un cambiamento culturale in questo Paese, occorre che la risoluzione dei problemi della nostra generazione non sia più demandata ad altri, a persone che per età anagrafica o esperienza di vita non sono in grado di comprendere e rispondere alle esigenze di una generazione mortificata.

Perché questo accada dunque c’è bisogno di una nuova generazione nelle istituzioni che si approcci in modo diverso all’attività politica, che ragioni in modo nuovo. Questo è l’intento della nostro candidatura: rappresentare questo disagio e questa voglia di riscatto e cambiamento!

Con questo obiettivo nella mente ci siamo rimboccati le maniche in questi mesi ed abbiamo lavorato ad alcune proposte programmatiche su vari ambiti. Crediamo che l’unico vero programma sia quello partecipato dai cittadini, dalle associazioni e dagli esperti. La Politica deve recuperare una fase di ascolto e di conoscenza vera dei problemi. Questo è dunque un programma in divenire. Richiediamo il tuo aiuto per migliorare con le tue integrazioni e commenti le nostre proposte.

Grazie!